All’anno
833-835 risale la prima testimonianza scritta dell’esistenza del
villaggio: nella “Adbreviatio”, l’abate Waala segnala la chiesetta
di San Sinforiano tra i possedimenti del Monastero di Bobbio.
A quell’epoca il borgo dava alloggio ai contadini che dissodavano
e disboscavano le terre limitrofe, rendendole produttive proprietà
fondiarie del Monastero.
San
Sinforiano era un luogo di passaggio, al crocevia tra due
strade: una conduceva a Bobbio lungo la valle del Tidoncello,
l’altra, portava a Serravalle (l’antica Libarna) passando da
Pieve di Stadera e da Zavattarello, lungo la Val Tidone.
Un
atto vescovile di Bobbio del 1065, cita San Sinforiano come facente
parte della curtis di Nibbiano, sede di un importante mercato
istituito in epoca carolingia.
Quindi
il villaggio era certamente noto, data la sua vicinanza a Pieve
di Stadera, distretto rurale del territorio romano (pagus)
e successivamente circoscrizione ecclesiastica (plebs), e
alla curtis di Nibbiano, che rappresentava un
rilevante organismo economico e giuridico.
Con
il dominio Visconteo, Gian Galeazzo consegnò queste terre al
suo Consigliere e Capitano Jacopo Dal Verme, già
proprietario di Pianello, della Rocca d’Olgisio e di Bobbio.
Nacque
così lo Stato Vermesco, oggetto di incursioni dei Farnese.
Durante
il feudalesimo, la struttura del borgo, caposaldo dei Dal Verme,
assunse un aspetto fortificato: infatti, dalla seconda metà del
Quattrocento, fu appellato “La Caminata”, derivandone il
nome da quello delle torri dotate di camino, usate per le
segnalazioni fin dall’epoca romana.
Con
la Pace di Aquisgrana (1748), Caminata passò ai Savoia,
divenendo barriera doganale tra il Ducato di Parma, Piacenza e
Guastalla e lo Stato Sabaudo: la Casa dei Preposti,
in Via dei Portici, era adibita alla riscossione dei pedaggi e alla
funzione di dogana.
Nel
1928, i due centri pavesi di Trebecco e di Caminata furono
inclusi nella circoscrizione comunale di Nibbiano.
Caminata
divenne Comune autonomo della provincia di Piacenza nel 1950.
Moncasacco
(550 m s.l.m.) è la frazione di Caminata, benché disgiunta dal
capoluogo di Comune da una striscia di terreno larga circa 300
metri, appartenente al Comune di Nibbiano.
Il
borgo si trova su un’altura tra il torrente Versa e il Tidone e
comprende Canova (570 m s.l.m.), Mostarina di sopra (540
m) e Mostarina di sotto (451 m).
Nel
1357 il castello di Moncastrum (o Montesacco)
con l’Oratorio adiacente, feudo di Dondazio Malvicini,
furono distrutti dalle milizie di Galeazzo II Visconti. L’antico
Oratorio, in un primo tempo dedicato all’Angelo Custode, fu
ricostruito nel 1763 e dedicato alla Madonna del Buon Consiglio.
Dopo
essere passato sotto il governo di Visconti, Sforza e Papato, anche
Moncasacco fu inglobato nel Ducato di Parma e Piacenza.
Tra
il XVI e il XVII secolo, la Camera Ducale Farnesiana confiscò i
possessi dei marchesi Malvicini, e Moncasacco passò a Paolo Camillo
Arcelli nel 1650, divenendo contea nel 1677, quando fu di don
Ottavio e Giovanni Battista Arcelli.
Con
la Pace di Aquisgrana il borgo fu annesso ai territori dei Savoia.
Dal
1859 al 1923, Moncasacco fece parte della provincia di Pavia; dal
1923 al 1938 tornò nei confini piacentini, ma successivamente fu
annessa a Pometo (Pavia).
Solo
nel 1950, con l’autonomia di Caminata entro il territorio di
Piacenza, Moncasacco divenne frazione piacentina.
Dell’antico
castello restano labili tracce in una casa del paese. |